Inizio la riflessione partendo da una domanda che sembra semplice ma è pandantica: cosa significa coniugare cultura alta e patrimonio popolare in un festival che si propone, al tempo stesso, come memoria e contemporaneità? Personalmente, credo che l’edizione XVI della Fondazione E. di Mirafiore, con i suoi tre appuntamenti, sia un manifesto vivido di come l’Italia sappia intrecciare comicità, cultura, quotidianità e riflessione politica in un’unica cornice: un cinema di fenomeni sociali vissuti in prima persona. In questo senso, l’evento non è soltanto una serie di presentazioni, ma un laboratorio di senso pubblico, capace di trasformare l’esperienza estetica in partecipazione civile. Da qui nasce la mia lettura: la partecipazione, intesa come azione condivisa e critica, è il motore invisibile che tiene insieme Fantozzi, la fotografia di Harari e la passeggiata tra i boschi, come tre facet of the same diamond.